Note storico-artistiche:
Risale a oltre tre secoli fa l'origine
del teatro a Meldola. "Già nell'anno 1600 il 'Buon
Governo' metteva in tabella 20 scudi per Giostre e Commedie e
nel 1654 la gioventù meldolese chiedeva aiuti per poter
mettere in scena una Commedia con intermezzi di musica" (cit.
Il teatro.. p. 15).
Secondo alcune fonti il primo teatro era originariamente ubicato
nella Rocca e in seguito nell'edificio chiamato "Racchetta
o Pallacorda", tuttora esistente, dove veniva praticato appunto
il gioco della pallacorda. Nella seconda metà del Settecento
i "cittadini giovani" di Meldola chiedevano al cardinal
legato, Principe Paolo Aldobrandini, di accordare in enfiteusi
la "Racchetta" alla Comunità, non esistendo altro
luogo adatto per rappresentazioni teatrali. "Si costituì
quindi la Congregazione dei Signori Associati e si stabilirono
le modalità d'affitto e le regole per la gestione del teatro"(cit.
Il teatro .. p. 15), che funzionò fino al 1820.
L'esigenza di reperire un locale nuovo per le rappresentazioni
portò alla decisione di utilizzare tutte le attrezzature
possibili e vendere quelle inutilizzabili per acquisire denaro
utile alla costruzione di un nuovo edificio teatrale. Gli Associati
incaricarono l'ingegnere forlivese Giuseppe Missirini di presentare
un progetto ed "inoltrarono alla Comunità la richiesta
per ottenere in vendita o in enfiteusi un appezzamento di terreno
coltivato ad orto retro il palazzo Comunale per costruirvi un
teatro"(cit. Il teatro.. pp. 15-16). L'appezzamento venne
concesso "per l'affitto annuo di scudi romani 4 e baiocchi
88 e mezzo". "Una scrittura privata impegnava 37 cittadini
a 'somministrare i fondi per costruire il teatro'. Detta scrittura
costituì anche il primo Statuto dell'Associazione"
(cit. Il teatro.. p.16) La costruzione inizi nel 1827, sulla base
di un progetto che prevedeva un teatro a pianta ellittica modificata
durante i lavori in pianta a "ferro di cavallo" e terminò
verso la fine del 1836, inizi del 1837. Si ha notizia del primo
spettacolo presentato il 12 febbraio 1838 dalla Compagnia Lipparini.
E' opportuno ricordare che l'apertura avvenne pur essendo la sala
ancora incompiuta.
Dalla data del 1838 è un susseguirsi di richieste da parte
di capocomici per poter recitare nel teatro di Meldola. Un particolare
successo, nell'ottobre del 1938, ebbe la grande attrice Carlotta
Polvaro, nel cui repertorio figuravano opere di autori famosi
quali Goldoni, Niccolini, Pellico, Alfieri, e per la quale gli
Associati espressero la volontà di dedicare una lapide,
tuttora esistente, con la scritta "Grata memoria alla Polvaro
- 1838".
Il periodo risorgimentale, particolarmente vivace e denso di avvenimenti,
fece del teatro anche una sede di manifestazioni patriottiche.
Un esempio significativo in tal senso si riferisce al 1848, quando
durante lo spettacolo di una "Compagnia Filodrammatica di
Dilettanti" il pubblico meldolese espresse in teatro il suo
giubilo per la concessione della Costituzione da parte del Pontefice
Pio IX.
Dopo oltre vent'anni dall'apertura le condizioni generali di alcune
strutture interne all'edificio teatrale richiedevano interventi
improrogabili, che comportavano un impegno finanziario assai gravoso
per la Società dei Condomini. Essa infatti si fece proponente
di un'istanza all'amministrazione comunale perché si assumesse
l'onere di ultimare i lavori necessari. Nel 1867 venne incaricato
l'ingegnere comunale Luigi Conti di Faenza per la stesura di un
progetto di restauro e per la costruzione dei palchi sul proscenio
e della scala di accesso al loggione. Tuttavia gli interventi
iniziarono soltanto nel 1876. Questo non impedì per la
continuazione dell'attività teatrale: è documentata
infatti, nel 1872, l'esecuzione di due Accademie musicali da parte
del professor Giovanni Vailati, valente suonatore di mandolino,
a cui fu dedicata una lapide, tuttora esistente. I lavori furono
ultimati nel 1877 con l'esecuzione delle parti decorative ad opera
del pittore bolognese Luigi Samoggia. Da questo momento furono
messe in scena rappresentazioni di alto livello qualitativo, sia
di prosa che di lirica. Dal 1892, anno di acquisizione da parte
del Comune, numerosi furono gli spettacoli d'opera, che culminarono
nel 1901 con il "Don Pasquale" di Donizetti. Questi
successi convinsero gli amministratori a dotare l'intera struttura
di luce elettrica: infatti si ha notizia che nel 1902, in occasione
di un veglione di beneficenza, il teatro era illuminato.
Tra il 1929 e il 1931 il teatro rimase chiuso per inagibilità.
L'anno seguente passò in gestione all'Opera Nazionale Balilla
e fu utilizzato prevalentemente per proiezioni cinematografiche.
Dal 1934 subentrò l'Opera Nazionale Dopolavoro: film, balli
e feste, conferenze caratterizzarono questo periodo. Al termine
della guerra, durante la campagna elettorale, il teatro accolse
oratori politici, tra i quali è ricordato, nel 1949, Sandro
Pertini. Ancora per alcuni anni la struttura venne utilizzata
in prevalenza come cinematografo, al quale venivano alternati
spettacoli di prosa, opere liriche e operette.
Nel 1954 venne revocata l'agibilità che pose fine a quell'intenso
fervore artistico che aveva caratterizzato il teatro romagnolo.
Solo nel 1978 furono avviati i lavori di recupero, su un progetto
proposto da un gruppo di studio formato dall'ingegnere Capucci,
dalla dottoressa F. Farneti, dall'architetto G. Dicci e dall'architetto
Silvio Van Riel, che ne diresse i lavori, proseguiti per sei anni.
Il primo intervento ha riguardato il consolidamento della copertura,
ad evitare che le numerose infiltrazioni d'acqua, che avevano
già notevolmente danneggiato il soffitto della platea e
del proscenio, rendessero irreparabile la situazione. Sono seguite
poi opere di ristrutturazione e ricostruzione interne ed esterne,
per adeguare l'impiego del teatro alla normativa di legge. La
demolizione di alcune superfetazioni ha recuperato l'impianto
architettonico originale sul lato destro dell'ingresso, mentre
il rifacimento del sottoproscenio ha permesso di ricavare il golfo
mistico e i laboratori per deposito di scene e costumi. Sono stati
inoltre risistemati e ampliati i nuovi camerini, che in origine
poggiavano sulla terra battuta. Un ulteriore stralcio ha riguardato
l'impianto di riscaldamento e le opere necessarie all'agibilità
dell'impianto antincendio, mentre l'ultimo atto è consistito
nella sistemazione dell'impianto elettrico, nella scelta dell'arredo
e nel restauro delle emergenze decorative. Queste ultime, che
caratterizzano il cielo della cavea, il soffitto del proscenio
e la trabeazione del boccascena, si presentavano in condizioni
conservative particolarmente gravi. Causa il generale degrado
esterno ed interno (polvere, annerimenti, distacchi di intonaco,
in particolare problemi del coperto causati da infiltrazioni,
ecc.), operazioni di consolidamento, di pulitura e, in alcuni
casi, di rifacimento dei decori mancanti con l'utilizzo degli
spolveri di quelli esistenti sono state eseguite sotto il diretto
controllo della Soprintendenza per i beni ambientali e architettonici
di Ravenna. Sono state inoltre recuperate e utilizzate le lampade
con braccio in ottone degli inizi del '900, posizionate tra palco
e palco.
La pianta della sala di Meldola, come già si è accennato,
è a ferro di cavallo, con tre ordini di palchi, tredici
per piano, e loggione. L'aspetto generale è caratterizzato
da un'eleganza sobria ed essenziale che rende armonico l'insieme.
Il cielo presenta decorazioni monocrome a tempera e calce con
effetti chiaroscurali e di rilievo, simili a quelli del frontone
del boccascena. Nel perimetro esterno ai monocromi si alternano
tondi che racchiudono l'effigie di famosi musicisti e autori di
prosa. Il rosone centrale è attorniato da un decoro policromo
a tralci floreali, di fattura posteriore.
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Oggi il teatro svolge regolare attività, proponendo spettacoli di prosa, operette, concerti, teatro ragazzi, oltre ad essere saltuariamente utilizzato per manifestazioni pubbliche. Per la programmazione teatrale è attivata una convenzione con la compagnia "Accademia perduta - Romagna teatri" di Ravenna e Forlì. La gestione tecnica è affidata all'amministrazione comunale.